IL CIELO OLTRE GLI DEI

Quando parliamo di Dei o Semidei ci torna subito in mente la cultura ellenico romana, ma, da sempre, le culture e gli uomini hanno tratto ispirazione esistenziale e comportamentale da un immenso Pantheon di divinità oggi noti come campioni, star, influencer.

Come tutti i loro predecessori sono esseri antropomorfi la cui vita pubblica coincide pienamente con precisi ruoli, tratti distintivi e archetipici. Questi modelli, piaccia o meno, sono saliti di posto nell’immaginario collettivo, sia che si tratti di una icona votata alla bellezza (da Venere passati a Marilyn), di un campione della forza bruta (da Ercole a… Mike Tyson), di un invictus (MARTE o Cristiano Ronaldo), di un idolo delle folle o un dominus politico, di una star dell’Olimpo o del Red Carpet, o della superstar più popolare ed osannata : il Successo-Vittoria (Athena-Nike).

Ognuno di questi declina un “modus vivendi” in una personalità forte, autocentrata nel proprio ego esibito e che talvolta diviene caricaturale. Spesso primedonne, in preda a una inestinguibile sete di prestigio e notorietà, che si alimentano di consensi, di like, fama, danaro e bisognosi di nutrire continuamente la propria immagine; hanno bisogno di fans e fedeli, di un vasto e adorante pubblico.

“I riti di queste divinità vengono per lo più celebrati in TV, nelle Pubblicità, nei Social, nei Cinema, negli Stadi… I rinnovati sacerdoti di questo neopaganesimo, non fanno che ricordarci di coltivare il Culto dell’Estetica, del Corpo, nella Bellezza e nella Giovinezza, di dedicare la nostra esistenza ad una cura idealistica della salute, alla ricerca di una perfezione irreale o di una purezza fisica e interiore che evita ogni contaminazione (e quindi anche ogni rapporto) con gli altri e con il mondo.

Questi Dei ed i loro sacerdoti non smettono di invitarci al conseguimento del prestigio, del potere ed a sentirci appagati solo nella dimensione del successo.

A ben guardarli, infatti, questi nostri idoli attuali sono proprio così: “potenti e nel pieno della gioventù, glamour, imperturbabili, dotati di grandi e innegabili doti; ma, soprattutto, sono vincenti. Poco ci importa che non ci somiglino affatto, così granitici, inumani nella loro incapacità di accettare la fragilità o le manchevolezze, quasi abitanti di un universo che stigmatizza la sconfitta e la frustrazione, l’impotenza, la vecchiaia, le debolezze e le disabilità che invece sono parte palpitante della nostra natura umana.

Le Società provano, anche inconsapevolmente, una profonda attrazione per queste figure iconiche che sono diventate modello di ispirazione ed emulazione soprattutto per i giovani.

Ma se è sano che l’essere umano senta il bisogno di superare i propri limiti e di evolvere, se è fatale che esso voglia allontanare il più possibile lo spettro della malattia e della morte, ciò può essere vissuto senza perdere né il dono dell’empatia, della capacità di comunicare e provare tenerezza, né la voglia di un contatto concreto con l’altro, ma soprattutto senza sottovalutare o, peggio, abiurare gli elementi che fanno parte della nostra natura – la fatica, la fragilità –  ad esempio – cercando di imparare a sostenere la sconfitta facendone tesoro.

Questo lavoro fotografico prova ad analizzare tutto ciò, a raccontare come sia sempre avvenuta una trasformazione dell’olimpo di riferimento sia l’alternativa: esiste anche un CIELO OLTRE, una diversa altezza a cui tutti dovremmo volgere lo sguardo. Persino loro, gli Dei talvolta notano e scrutano questo Cielo che sta ben al di sopra delle loro teste e delle loro eleganti, sontuose e dorate dimore. Anche queste ultime, esattamente come i loro proprietari, sono del tutto inadeguate ad accogliere la nostra normale esistenza umana.

Sia pur attraverso una sola immagine, la mostra vuole anche evidenziare che esiste anche la bellezza umana nella dimensione della manchevolezza, della tenerezza e della fragilità.

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